Il diario di uno studente di liuteria arriva a un passaggio che aspettavo con curiosità e un po’ di timore: la raggiatura della tastiera. È il momento in cui il manico smette di essere un’asse piatta. Comincia davvero ad assomigliare a qualcosa che si suona.
Perché la tastiera va raggiata
La tastiera piatta appena tagliata non basta. Per far scorrere bene le dita e avere un’altezza delle corde uniforme, la superficie deve seguire un raggio costante lungo tutta la sua lunghezza.
Per il Precision Bass ho scelto un raggio da 14 pollici, un valore comune sui bassi elettrici. È abbastanza piatto da prediligere un’action bassa, ma senza perdere comodità nella zona bassa del manico.
Per farlo ho usato un radius sanding block da 14 pollici: un blocco sagomato con la curva esatta del raggio scelto. Ci ho applicato la carta abrasiva e ho passato il blocco avanti e indietro lungo tutta la tastiera. Controllavo spesso con un radius gauge, per capire dove il legno stava togliendo troppo o troppo poco materiale.
La tastiera è in iroko, un legno che non uso spesso. Ha una buona densità e una venatura abbastanza regolare. Mi è piaciuta la resa al tatto già dai primi passaggi di carta.

L’errore: solchi troppo abbassati
Qui viene la parte che mi ha fatto sudare freddo. Avevo già tagliato i solchi dei tasti sulla tastiera piatta, prima della raggiatura.
Passando il radius sanding block, sono stato troppo aggressivo su alcuni solchi. Il blocco ha asportato più materiale proprio nei punti dove passava il solco. Così la profondità è calata in modo non uniforme lungo la larghezza del tasto.
Il risultato era una tastiera raggiata bene in superficie. Ma alcuni solchi, a bordo tastiera, risultavano più bassi rispetto al centro o viceversa.
Su un manico finito, questo si traduce in tasti che non aderiscono bene su tutta la loro lunghezza. Il risultato sarebbe stato inevitabile: buzz e intonazione ballerina.
Come ho corretto i solchi
Per rimediare, ho ripreso ogni solco compromesso con la sega da tasti e la sua guida. La guida raggiata permette di seguire la curvatura del raggio mentre si taglia, invece di tagliare dritto come su una tastiera piatta.
Passando la sega con la guida raggiata, sono riuscito a riportare tutti i solchi alla stessa profondità. Una profondità uniforme su tutta la superficie curva del tasto.
Ho lavorato lento, tasto per tasto, controllando ogni volta con calma prima di passare al successivo. Con il senno di poi, è il tipo di imprevisto che mi ha insegnato qualcosa di concreto: sulla tastiera raggiata devo sempre ricontrollare la profondità dei solchi dopo la raggiatura. Non posso darla per scontata solo perché li avevo tagliati piatti in partenza.

I side dots
Con i solchi finalmente uniformi, mi sono dedicato ai side dots. Sono i piccoli indicatori bianchi sul bordo del manico, utili per orientarsi sulla tastiera senza guardarla dall’alto.
È un dettaglio piccolo, ma dopo averli inseriti il manico sembra molto più uno strumento vero. E non più un semplice pezzo di legno lavorato.

Cosa mi porto a casa da questo capitolo
Se dovessi riassumere questa fase in una frase, direi così: la raggiatura della tastiera è meno una questione di forza e più una questione di controllo costante.
Devo verificare ogni passaggio del sanding block. E devo ricontrollare dopo ogni elemento tagliato prima della raggiatura, come i solchi dei tasti, perché la geometria della tastiera è cambiata.
Il prossimo passo sul Precision Bass è la battitura dei tasti veri e propri. I solchi ora sono pronti a riceverli, con la profondità corretta su tutta la loro lunghezza.
Puoi seguire tutte le tappe di questo progetto nella pagina dedicata: Precision Bass artigianale, il diario del progetto.
